Vito Teti

Ordinario di Etnologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. I percorsi della costruzione identitaria, il motivo della melanconia e della nostalgia, l’antropologia dei luoghi e dell’abbandono, il rapporto antropologia-letteratura sono al centro della sua scrittura. È autore di reportage fotografici e ha realizzato numerosi documentari etnografici in Calabria e in Canada per conto della Rai. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Il pane, la beffa e la festa. Alimentazione e ideologia dell’alimentazione nelle classi subalterne, (Guaraldi 1976, n. ed. aggiornata 1978); Le strade di casa. Visioni di un paese di Calabria (in collaborazione con S. Piermarini) (Mazzotta 1983); La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridonale, (manifestolibri 1993); La melanconia del vampiro. Mito, storia, immaginario, (manifestolibri 1994, n. ed. aggiornata 2007); Il colore del cibo. Geografia, mito e realtà dell’alimentazione mediterranea (Meltemi 1999); Il senso dei luoghi. Memoria e vita dei paesi abbandonati (Donzelli 2004); Storia del peperoncino, (Donzelli 2007); Pietre di pane. Un’antropologia del restare (Lavoro critico 2011); Il patriota e la maestra. La misconosciuta storia d’amore e ribellione di Antonio Garcèa e Giovanna Bertòla ai tempi del Risorgimento (Lavoro critico 2012). Ha curato i volumi Mangiare meridiano. Culture alimentari del Mediterraneo (Abramo 2002) e Storia dell’acqua. Mondi materiali e universi simbolici (Donzelli 2003).

A Gutenberg 12, anno 2014  e Gutenberg 14, anno 2016, sono stati letti Fine pasto, il cibo che verrà e Maledetto Sud, Einaudi.

A Gutenberg 15, anno 2017, si è letto  Un treno nel Sud di Corrado Alvaro, a cura di Vito Teti, Rubbettino.

A Gutenberg 16, anno 2018, si legge Quel che resta, Donzelli.

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